?

Log in

No account? Create an account

Previous Entry

Una volta, non ricordo bene su quali lidi, avevo detto di aver creato questo nuovo LJ non solo per inserirci deliri e “dietro le quinte” delle mie storielle, schede dei personaggi, perle di quotidianità più o meno tragicomiche, riflessioni, varie ed eventuali, ma anche, qualora mi fosse venuto lo schizzo, per postare qualche recensione semiseria su romanzi, film et similia. È giunto il momento della mia prima recensione. Romanzo + serie tv ad esso ispirata in una botta sola. Recensione semiseria, naturalmente, e tanto divagante.

Questi giorni mi sono recuperata (e vista e divorata) lo streaming della miniserie tv “World without end” (Mondo senza fine), tratta dall’omonimo romanzo storico di Ken Follett, che avevo letto nel 2008. E boh… è stato un piacevole salto nel passato.

Il libro è un bel malloppo di 1200 pagine – cosa che non mi ha impedito di divorarmelo, perché scorrevolissimo, con una trama fitta e incalzante, tantissimi personaggi, una buona ricostruzione del periodo storico (salvo ogni tanto alcuni leggeri “sfondoni”, ma credo si tratti di errori in fase di traduzione) e un ritmo che ti cattura… Insomma: tutto si può dire su Ken Follett, tranne che non sappia scrivere. Un po’ commerciale, forse, ma se volete una lettura che vi coinvolga e vi permetta di “evadere”, non posso che consigliare questo romanzo. Io l’avevo letto con piacere e mi aveva conquistato.

Ha anche i suoi difetti – e qui salta fuori la mia parte meno “sentimentale”. Per quanto riguardo i difetti tecnici, ho notato, anche se molto raramente, qualche infodump dissimulato sotto forma di dialogo.
La cosa che però mi è saltata più all’occhio, parlando dei difetti, è il fatto che i personaggi appaiono un po’ troppo incasellati nel loro ruolo di “buoni” o “cattivi”, con una demarcazione molto netta (non che i figli di puttana “perché sì” nella realtà non esistano... XD).

Ho trovato poi richiami troppo smaccati a “I pilastri della terra”, precedente romanzo storico di Ken Follett di cui “Mondo senza fine” si propone come sequel. Questo aspetto l’ho notato soprattutto nella caratterizzazione di alcuni personaggi: Caris, una dei protagonisti, è molto simile ad Aliena, è una donna forte e indipendente che si fa strada in un mondo, come Medioevo insegna, costruito su misura per gli uomini; ammetto che trovo interessante questa tipologia di personaggio, e non mi danno affatto fastidio gli echi di femminismo un po’ ante-litteram, ma talvolta ho trovato la signorina di cui sopra un po’ Mary Sue - deus ex machina, troppo “caricata” in questo senso, e in certi passi anche discretamente irritante. Poi c’è Merthin, il suo fidanzato, molto simile al Jack Jackson de I Pilastri, l’architetto talentuoso e innovatore che vive una storia d’amore travagliata; suo fratello Ralph, cattivo di turno in tutto e per tutto, anche se all’inizio i suoi scopi sembrano positivi (riscattare l’onore della sua famiglia caduta in disgrazia), che ha tanto in comune con il William Hamleigh de I Pilastri; Petranilla, la zia di Caris, manipolatrice e machiavellica come lady Regan. C’è poi il solito monaco/vescovo/chierico/conte figlio di buona donna che mette i bastoni tra le ruote; c’è il braccio di ferro serrato tra personaggi “conservatori” (per non dire ottusi) da una parte e personaggi “progressisti” dall’altra; c’è l’attacco poco dissimulato e assai meritato alla corruzione e all’oscurantismo della Chiesa (molto più marcato rispetto a I Pilastri, dove almeno il personaggio di padre Philip salvava le sorti: qua, invece, almeno tra i personaggi più “in vista”, quasi tutti i chierici sono intriganti o corrotti o guastafeste della situazione)… Il sistema dei personaggi non varia molto, nonostante la caratterizzazione generalmente ben approfondita. Ci sono anche vari rimandi nella trama, come il viaggio per sfuggire a un amore impossibile o compromesso, la costruzione di un’opera architettonica puntualmente avversata, il matrimonio forzato (nel caso di Mondo senza fine, si tratta di monacazione stile “o mangi questa minestra o salti la finestra” affinché la fanciulla, accusata di stregoneria, eviti di finire sulla forca); c’è il tema della guerra, come la Storia vuole… Se si ha ben chiaro il romanzo precedente, si sente l’effetto-carta carbone.

Ciò non toglie che, personalmente, l’abbia trovata una lettura piacevole, capace di farmi immergere nella storia.

Giorni fa, dicevo, mi sono vista in streaming la miniserie di otto puntate (quattro nella versione italiana). Ed è stato un bel flash-back rispolverare le atmosfere di un romanzo che mi ha tenuto compagnia in un periodo un po’ strano e controverso.

Cosa dire della miniserie? Innanzitutto, non so perché, ma nella resa televisiva ho trovato alcuni personaggi più “digeribili” rispetto alla controparte cartacea, come ad esempio Caris, molto meno Sue e perfettina nel telefilm che nel libro – a volte succede di “bisticciare” con i personaggi dei romanzi, persino quelli per cui si fa il tifo: succede con quelli venuti fuori dalla propria testa, figuriamoci con quelli altrui XD…
Sarà anche che varie parti sono state omesse per motivi logistici o modificate in modo da non allungare troppo il brodo, così come alcuni personaggi, tagliati fuori o “condensati” in un unico personaggio, ma le differenze, come in ogni trasposizione, si sentono eccome.

Di certo non è un lavoro da poco concentrare in una miniserie un romanzo di una simile mole, con tantissimi personaggi, una trama complessa, piena di intrecci e innumerevoli filoni da seguire, a tratti quasi “corale”; capisco sia umanamente impossibile infilare ogni minuscolo evento di ogni minima sottotrama, però devo dire che la fiction in certi punti stravolge la storia, soprattutto verso la fine, e a volte lo fa anche senza una ragione immediatamente comprensibile.

C’è un personaggio che mi è piaciuto molto, sia nel libro sia nella trasposizione televisiva, e si tratta di Gwenda. Amica d’infanzia di Caris, questa ragazza è un pazzesco concentrato di sfighe, e la cosa bella è che, nonostante ciò, riesce a reagire e a lottare contro le condizioni avverse con la furia di un leone, senza per questo cadere nella trappola della Mary Sue standard o dell’Emo!Sue che si piange addosso – nel romanzo lo fa un po’ all’inizio, poi si ripiglia e tira fuori le palle. Nel telefilm devo dire che il suo carattere è reso ancora più cazzuto (il marito stesso, a un certo punto, le dice che ha più palle lei di tutti gli uomini del villaggio messi insieme XD Anche qui, vai col femminismo ante-litteram).

Comunque, questa fanciulla è povera. Povera in canna, con una famiglia numerosa, un padre bracciante stagionale e farabutto matricolato che per arrotondare le entrate spedisce lei e suo fratello a rubare sin da piccoli, e, al prezzo di una mucca, cerca pure di venderla a una banda di fuorilegge cosicché diventi “la moglie di tutti” (nel telefilm è stato aggiunto un dettaglio ulteriormente inquietante: oltre a costringerla a schiaffoni a rubacchiare e a venderla come prostituta, il padre, ubriaco, cerca pure di abusare di lei. Questa scena mi ha inquietato non poco, tra l’altro. Lei riesce a salvarsi in corner giusto perché il fratello si accorge delle strane manovre e le schioda di dosso il vecchio pervertito minacciandolo con un coltello (al suo posto avrei vomitato fino al cenone di Natale di due anni fa e avrei avuto seri traumi psichici). Poi, vabbé, nella serie tv non compare né la madre né la famiglia numerosa: ci sono solo lei e il fratello maggiore costretti a sciropparsi il vecchio sciroccato, almeno finché non riescono a tagliare il cordone).

Le sfighe di questa fanciulla non finiscono qui: oltre che povera in canna e con un padre da Telefono Azzurro, è bruttina e innamorata senza speranza del figo del villaggio, che ovviamente non la caga, è più ricco di lei e promesso sposo a una ragazza di pari livello sociale, tanto carina quanto egoista e ochetta. Che tra l’altro, quando lui perde le sue terre, non esita a mollarlo in malo modo e impalmarsi un pollo più ricco. Alla fine Gwenda riesce a coronare il suo sogno proprio per un colpo di sfiga che si rivela un inaspettato colpo di culo: lui diventa povero, viene mandato a quel paese dalla sua fidanzata e, a quel punto, si “accontenta” di Gwenda che nel frattempo si era fatta un fondoschiena quadrato aiutandolo a dissodare il campo (io l’avrei mandato a stendere, ma tant’è…). Sia nel libro sia nel telefilm c’è un punto un po’ ambiguo: non si capisce se il ragazzo si sia effettivamente reso conto che lei è una persona generosa e di certo migliore rispetto alla sua ex, o se sia stata una mossa opportunista, perché ormai non se lo calzava più nessuna. Mah!
Poi, da lì, entrambi hanno continuamente alle costole il signorotto locale che ce l’ha a morte con lui e gliene combina di tutti i colori, rovinando loro la vita, fino alla resa dei conti finale. E sia nel libro che nel film, il nobile cattivaccio muore sempre per mano della stessa persona. Ma ci arriviamo a tempo debito...

Io ho una strana mania, neanche troppo singolare, a ben vedere: affezionarmi, per qualche strana associazione di idee, a personaggi marginali o comunque poco approfonditi, e ricamarci su. C’è un personaggio che nella serie tv ha calamitato la mia attenzione, pur comparendo sostanzialmente poco rispetto ad altri. Si tratta di Holger, il fratello di Gwenda. Il personaggio tra l’altro risulta abbastanza stravolto nel telefilm rispetto al romanzo: in quest’ultimo, il ragazzo, stanco di sottostare al padre, decide di diventare monaco e cambia pure nome (forse il suo non faceva abbastanza vecchio bigotto, oppure voleva mettere quante più leghe possibili tra sé e l’odiato genitore, chissà); sostanzialmente è un personaggio negativo, un po’ lecchino, portaborse dell’antagonista e suo compare di malefatte, anche se non è proprio un cattivaccio di classe. Quando il bastardone muore, cerca di prendere il suo posto, ma non je la po' fa’: è un antagonista “abortito”, in un certo senso, non ha abbastanza spina dorsale. Rompe un po’ i coglioni ai protagonisti, cercando di ricoprire il ruolo “vacante” di cattivone, ma la cosa non gli riesce tanto bene: alla fine i “buoni” riescono con relativa facilità a levarselo dalle tolle facendogli assegnare un incarico diplomatico ad Avignone alla corte pontificia, in modo che non rompa loro le balle - se non altro fa carriera. Fine. Forse il suo unico tratto positivo che emerge nel romanzo è l’affetto che lo lega alla sorella (nella scena del crollo del ponte la cerca disperatamente), ma neanche tanto, a ben vedere: quando in seguito lei partorisce il suo primo figlio lì nell’infermeria del priorato, lui non se la caga di striscio, troppo impegnato a seguire le orme del suo mentore per diventare acido e bigotto.

Nella serie tv, di questo personaggio ambiguo non c’è traccia: al suo posto troviamo un uomo completamente diverso. Innanzitutto, viene reso come personaggio buono. Sospetto che questa scelta volesse mettere in luce un aspetto che nel romanzo passa in secondo piano, ovvero il legame tra fratello e sorella. La cosa non è del tutto malvagia, ma secondo me, così facendo, se da una parte hanno voluto dare una diversa chiave di lettura, dall'altra hanno prodotto l’ennesimo effetto carta-carbone con situazioni già viste ne “I pilastri della terra” (a proposito: anche da I Pilastri hanno tratto una fiction, andata in onda nel 2010, se non vado errando), perché il rapporto tra Holger e Gwenda ha molto di quello tra Richard e Aliena de I Pilastri (anche se nel nostro caso non si parla di patti di sangue e feudi perduti da riconquistare: questi due poveretti sono disagiatissimi, altro che blasoni!). Lo stesso Holger del telefilm secondo me è una sorta di Richard un po’ sbiadito e privo di nobili origini: come lui parte in guerra e partecipa a una battaglia campale; non è cavaliere ma arciere… ma vabbé, la sua storia più o meno è quella, anche se con minori implicazioni con il resto. Quando rientra in patria, scopriamo che torna ad abitare con la sorella, con la quale ha un ottimo rapporto. È affezionatissimo al nipotino, che a sua volta stravede per lo zio figo; è tanto bello (il faccino dell’interprete aiuta!), gentile, ama i bambini, ma è squattrinato, quindi nessuna se lo piglia, e schiatta single.

Nulla contro i personaggi single, per carità (anzi, ben vengano…!), ma la cosa qui dà un po’ da pensare: nel Medioevo, che si fosse poveri o ricchi, era costume sposarsi giovani e mettere pure al mondo un sacco di bimbi (quando riuscivano a sopravvivere). Okay, questo figliolo non c’ha il becco di un quattrino e continua a fare la fame pure dopo che rientra dalla guerra, quindi è probabile che nessuna se lo pigli perché troppo povero. Però vorrei anche considerare che, in un Medioevo come quello qua descritto, dove il 90% degli uomini, salvo rare eccezioni, è composto da farabutti, misogini, stupratori, padri abusivi, gente che pensa di poter fare ciò che vuole di una moglie o di un figlio, di colpo ne incontri uno giovane, bello da far paura, di modi gentili, simpatico, che ama i bambini (quando i padri che picchiavano i figli, oltre alle mogli, era roba di normale amministrazione), che stravede per la sorella – non sembra neanche avere un basso concetto delle donne, anche perché credo che, se così fosse, lei l’avrebbe già evirato –, che non se ne rientra ubriaco e arrapato… Tu, donna del Medioevo (sottolineo), che fai, ci sputi? Non ce lo fai almeno un pensierino? XD
Oddio, la tesi più accessibile è che lui sia talmente perso nei propri casini e talmente affezionato alla sorella, in un legame quasi totalizzante, che non potrebbe mai lasciarla sola con il figlio minore malato di peste, l’epidemia e la miseria nera che infuriano e un marito cazzone che, proprio nel momento del bisogno, si dà alla macchia. Ma secondo me – divaga, Titti, divaga… – anche la tesi dell’omosessualità regge: nel romanzo, da monaco, pare che Holger sia gay e, da vari indizi, si intuisce che porta avanti una relazione segreta (non si sa con chi) all’insegna del sadomaso per autopunirsi - tipo il monaco de “Il nome della rosa” che si autoflagellava per purificarsi. Magari, in sordina, questo aspetto è stato mantenuto nel telefilm.

Comunque, tornando IT, quest’uomo conduce un’esistenza che più sfigata non si può, e nonostante tutto ha sempre il sorriso parato. Ricapitoliamo: ha un padre che lo manda a rubare a calci in culo, che probabilmente lo picchia pure, e cerca di violentargli la sorella sotto gli occhi; parte in guerra, non sapendo dove sbattere la testa, si fa due braccia tante a furia di scoccare frecce contro i francesi, e torna all’ovile più spiantato di prima; continua a zappare i campi per un tozzo di pane secco, non si fa una vita, ha un cognato pirla e deve farsi il mazzo pure per lui, e alla fine schiatta giovane e pure male. Fatelo santo, povera stellina!

Comunque, finisce che muore combattendo durante l’assedio a Kingsbridge, sul finale (qua libro e telefilm differiscono parecchio, e non mi dilungo oltre). In precedenza aveva avuto un’occasione di fare secco con una freccia al culo il signorotto figlio di buona donna che ha sempre perseguitato la sua famiglia, ma se n’è accorto troppo tardi, quando lui ormai era fuori tiro. A questo punto credevo spettasse a lui l’ingrato compito di far schioppare il cattivo al prossimo incontro, credevo ce lo stessero tenendo caldo per questo momento, e invece no: mancarlo quella volta gli fu fatale.

Già la notte prima dell’assedio si capiva che qualcosa sarebbe andato storto, quando lui e il nipote intavolano discorsi sulla vita e sulla morte di un portasfiga allucinante. Comunque, durante l’assedio, lui è lì che scocca frecce sul nemico, con il nipotino alle costole; si ritrova il cattivo davanti agli occhi, ma non ha più frecce a disposizione! Nell’attimo in cui si volta a chiedere al bambino di porgergliene altre, il cattivo lo trova scoperto, lo aggredisce alle spalle e lo pugnala. Sotto gli occhi del ragazzino. Minuto di silenzio (magari alla fine era solo ferito, dai... Nel bel mezzo di una battaglia che somiglia più a una rissa di proporzioni gigantesche, tra morti e feriti, non è detto che la pugnalata l’abbia fatto secco)...

Alla fine lo vendica proprio il nipote, imbracciand il suo arco e andando a piantare una freccia nella schiena del suo assassino – come faccia un bambino di dieci anni in odor di denutrizione a tendere il longbow, rimane un mistero. Questa scena comunque l’ho trovata bella, carica di dramma, e oltretutto si riallaccia a ciò che accade nel libro, dove il conte Ralph muore effettivamente per mano del figlio (suo e di Gwenda, in realtà) che non ha mai riconosciuto.

Tutta questa lunga divagazione per regalare un quarto d’ora di celebrità a un personaggio figo ma, al tempo stesso, incredibilmente sfigato. Che, non so perché, mi ha affascinato alquanto (la bellezza dell’interprete, l’attore tedesco Kostja Ullmann, avrà di certo aiutato XD).
Nulla di che. Era solo per restituirgli il quarto d’ora di celebrità, perché probabilmente sono stata una delle poche a filarmi la fiction e pure a filarmi un personaggio di contorno <3

Quasi quasi mi rileggo il romanzo.

Comunque, dovendo dare un voto, darei  7  al romanzo e  6 e mezzo  alla serie tv.
Nel romanzo secondo m a pesare negativamente sono state le corrispondenze troppo palesi con “I pilastri della terra”.
A penalizzare un po' la serie tv, invece, oltre al fatto di essersi discostata troppo dalla storia originale, e in molti punti senza apparenti motivi (forse una resa più "televisiva"), è stato anche l'aver modificato dei passaggi nel segno di una somiglianza ancora più marcata con situazioni già presenti né "I pilastri della terra". Come ad esempio il matrimonio di convenienza di Caris con il costruttore antipatico che la tratta da schifo e abusa di lei (avvenimento che non compare nel romanzo, dove il tizio in realtà sposa la sorella di Caris)... Cioè, come Aliena che sposa Alfred per non finire povera in canna e per permettere al fratello di mantenersi come cavaliere, né più né meno. C'è pure la rivalità tra i due costruttori... qua è carta-carbone pura

Ah, last but non least, per chi ama il lato slash, sia nel libro sia nella miniserie c'è anche quello: il tema viene giusto accennato ma affrontato in modo discreto, nel complesso, senza stereotipi né drammi.

Comments

Pierpaolo Anselmetti
Feb. 24th, 2014 12:40 pm (UTC)
Recensione di "Un mondo senza fine"
Ho visto ieri, sul la 7, l'ultima puntata della miniserie. Ho passato la serata a chiedermi se non mi ricordavo bene il libro (che ho divorato appena uscito, quindi 5 o 6 anni fa, in 5 giorni e pure in lingua originale... quindi qualche ricordo sbiadito ci sta...) E cercando conferma alle mie labili memorie sono atterrato sul tuo post in cui mi sono ritrovato pienamente! Complimenti! Non ho visto tutta la miniserie (e prima o poi me la guarderò in streaming) ma un altro elemento che mi è sembrato assente rispetto al libro è proprio il tema della costruzione del ponte, che mi è sembrata appena accennata.

Per il resto, l'effetto fotocopia de I pilastri (anche questo letto 2 volte in lingua originale) è assolutamente condivisibile, così come la tendenza di KF di avere dei personaggi che o sono bravi-belli-fighi-e-soprattutto-molto-buoni o sono perfidi-figli-di-puttana... non hai mai alcun dubbio su chi siano i buoni e chi i cattivi! KF rimane comunque uno dei miei autori preferiti.